Chi gestisce una flotta di veicoli diesel con sistema SCR ha una scadenza nuova da tenere d’occhio: il Regolamento (UE) 2024/1257, il cosiddetto Euro 7. I limiti di emissione, per le auto, restano quasi identici a quelli attuali. Cambiano invece le condizioni in cui vanno rispettati, per quanti anni e chilometri, e con quale continuità vengono controllati mentre il veicolo è in strada. Per chi pianifica forniture di AdBlue e manutenzione del sistema SCR, sono questi tre aspetti, non i numeri sugli NOx, a fare la differenza.

Cos’è il Regolamento Euro 7 e da quando si applica

Il Regolamento (UE) 2024/1257 è stato adottato il 24 aprile 2024 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio 2024. Sostituisce, in un unico testo, il quadro Euro 5/6 per le autovetture e il quadro Euro VI per i veicoli pesanti.

Le date di applicazione sono scaglionate per categoria di veicolo:

  • Auto e furgoni (M1, N1): nuove omologazioni dal 29 novembre 2026, tutte le nuove immatricolazioni dal 29 novembre 2027.
  • Autocarri e bus (M2, M3, N2, N3): nuove omologazioni dal 29 maggio 2028, tutte le nuove immatricolazioni dal 29 maggio 2029.

Sono previste proroghe per i costruttori di piccole serie. Chi gestisce una flotta mista, leggeri e pesanti insieme, deve tenere a mente due orizzonti temporali distinti, non uno solo.

Per le auto, i limiti NOx restano quelli Euro 6

Un punto che genera spesso confusione: per auto e furgoni i valori numerici di NOx allo scarico non cambiano. Restano 80 mg/km per il diesel e 60 mg/km per la benzina, gli stessi di Euro 6. Il regolamento interviene su altro: una soglia più severa sul particolato ultrafine (si contano le particelle da 10 nanometri in su, non più solo da 23 in su), nuovi limiti sulle emissioni da freni e pneumatici, requisiti di durabilità per le batterie dei veicoli elettrificati.

Resta in vigore il divieto, ereditato da Euro 6, di strategie che riducano l’efficacia del controllo emissioni in condizioni di guida normali. La Corte di giustizia dell’Unione Europea si è già espressa più volte su questo tema, nelle cause relative alle cosiddette finestre termiche.

Sui veicoli pesanti il cambiamento è sostanziale

Qui la riduzione è marcata. Nei test di laboratorio (cicli WHSC e WHTC) si passa da 400-460 mg/kWh di Euro VI a 200 mg/kWh. Nella prova su strada in condizioni reali (RDE), il limite scende da 690 mg/kWh, quello ammesso oggi con il fattore di conformità 1,5, a 260 mg/kWh, senza margini aggiuntivi.

C’è un secondo cambiamento, meno visibile ma altrettanto rilevante per chi lavora con l’SCR. La prova RDE valuta solo le finestre di guida (moving average windows) sopra una certa soglia di potenza erogata dal motore. Questa soglia scende dal 10% al 6%. Molte più fasi di guida a bassa velocità, in città o a motore ancora freddo, finiscono ora dentro il test ufficiale. Sono proprio le condizioni in cui il sistema SCR fatica di più a raggiungere la temperatura di esercizio.

Più anni e più chilometri di conformità

Euro 6 richiede che il veicolo rispetti i limiti per 5 anni o 100.000 km. Euro 7 allunga questo periodo. Per i veicoli leggeri la piena conformità copre 8 anni o 160.000 km, con una tolleranza aggiuntiva sui limiti fino a 10 anni o 200.000 km complessivi. Per i pesanti si arriva a 375.000 km sui mezzi più leggeri e a 875.000 km oltre le 16 tonnellate, su un arco di 10-15 anni.

Il catalizzatore SCR, gli iniettori, i sensori: tutto il sistema di post-trattamento deve restare efficiente per molto più tempo di quanto richiesto oggi.

L’OBM, il controllo delle emissioni mentre il veicolo circola

Euro 7 introduce l’obbligo dell’OBM (On-Board Monitoring) su tutti i veicoli con scarico. L’OBD classico segnala guasti o interruzioni elettriche dei componenti. L’OBM è diverso: misura le emissioni reali tramite sensori dedicati. Sulle auto controlla NOx e particolato, segnalando i superamenti pari o superiori a 2,5 volte il limite. Sui pesanti controlla anche l’ammoniaca, un indicatore di malfunzionamento o sovradosaggio del sistema SCR.

L’OBM si affianca all’OBD già attivo sui pesanti Euro VI, che oggi segnala già la disponibilità e la qualità del reagente in serbatoio (urea diluita, mancante, non conforme, come spiegato a proposito dei produttori certificati di AdBlue). La differenza è che non basta più avere AdBlue nel serbatoio. Bisogna che il sistema abbatta davvero gli ossidi di azoto come previsto, mentre il veicolo è in strada.

Cosa cambia per chi gestisce una flotta

Limiti più bassi sui pesanti. Condizioni RDE che pesano di più la guida urbana e a freddo. Anni e chilometri di conformità raddoppiati. Monitoraggio continuo delle emissioni reali. Il margine di errore nella gestione del sistema SCR si restringe.

Un AdBlue non conforme, o una cristallizzazione del reagente negli iniettori (più frequente proprio nell’uso urbano stop and go e a basse temperature), può far scattare un allarme rilevato dall’OBM. La conseguenza è l’inducement: una riduzione delle prestazioni del motore che resta attiva finché il problema non è risolto. Per una flotta aziendale significa un mezzo fermo, consegne in ritardo, un intervento non pianificato in officina. Una corretta gestione dello stoccaggio AdBlue in azienda e la scelta del formato giusto, che si tratti di rifornimento in autobotte o di contenitori più piccoli, riducono questo rischio a monte.

Come Azotal risponde a questa esigenza

AdBlue by Azotal nasce da sintesi diretta, non da dissoluzione. È il processo che garantisce la piena corrispondenza alle specifiche ISO 22241 richieste dal sistema SCR, e conta di più proprio ora che la conformità va mantenuta per anni e chilometri crescenti.

Per l’uso prevalentemente urbano o i lunghi periodi di sosta, le condizioni in cui il rischio di cristallizzazione è più alto, Azotal distribuisce anche ProAd, l’additivo anticristallizzante per SCR, disponibile sul sito dedicato blueazotal.it. Per chi gestisce una flotta e vuole rivedere consumi e forniture nel loro insieme, questa guida alle soluzioni AdBlue per le aziende approfondisce come ottimizzare consumi ed emissioni.

Conclusione

Euro 7 non cambia la natura del sistema SCR. Alza l’asticella su durata, condizioni di prova e controllo continuo. Chi gestisce una flotta diesel ha ancora tempo per verificare la qualità dell’AdBlue in uso e lo stato del sistema di iniezione, prima che le nuove soglie di monitoraggio diventino operative.

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Domande frequenti su Euro 7 e flotte diesel

Quando entra in vigore il Regolamento Euro 7?

Il regolamento è stato pubblicato l’8 maggio 2024. Per auto e furgoni si applica alle nuove omologazioni dal 29 novembre 2026 e a tutte le nuove immatricolazioni dal 29 novembre 2027. Per autocarri e bus le date sono il 29 maggio 2028 per le nuove omologazioni e il 29 maggio 2029 per tutte le nuove immatricolazioni, con proroghe per i costruttori di piccole serie.

Euro 7 alza i limiti NOx per le auto?

No. Per auto e furgoni i valori numerici di NOx restano quelli di Euro 6 (80 mg/km diesel, 60 mg/km benzina). Cambiano invece i requisiti su particolato ultrafine, emissioni da freni e pneumatici e durabilità delle batterie.

Cosa cambia per i veicoli pesanti?

I limiti NOx si riducono in modo marcato: da 400-460 mg/kWh a 200 mg/kWh nei test di laboratorio, e da 690 a 260 mg/kWh nella prova su strada, senza più il fattore di conformità che oggi ammette valori più alti.

Cos’è l’OBM introdotto da Euro 7?

È il monitoraggio a bordo delle emissioni reali del veicolo, tramite sensori dedicati a NOx, particolato (e ammoniaca sui pesanti). Segnala i superamenti significativi mentre il veicolo circola, non solo i guasti dei componenti come fa l’OBD tradizionale.

Perché la qualità dell’AdBlue conta di più con Euro 7?

Perché la conformità va mantenuta per un periodo molto più lungo (fino a 10 anni/200.000 km sui leggeri, fino a 875.000 km sui pesanti) e viene controllata in continuo. Un reagente non conforme o soggetto a cristallizzazione ha più probabilità di far scattare un allarme e limitare le prestazioni del motore.