In sintesi

La concimazione fogliare consiste nel distribuire elementi nutritivi in soluzione direttamente sulle foglie, che li assorbono attraverso la cuticola e gli stomi. È utile quando le radici non riescono a soddisfare il fabbisogno della coltura: per correggere rapidamente una carenza, superare un periodo di stress o coprire un picco di richiesta in fasi come fioritura, allegagione e accrescimento dei frutti. Le quantità che si possono apportare per questa via sono limitate, quindi la concimazione fogliare integra quella al suolo, non la sostituisce.

 

Cos’è la concimazione fogliare e come funziona

La concimazione fogliare è la distribuzione di elementi nutritivi in soluzione acquosa sulle parti verdi della pianta, soprattutto le foglie, invece che sul terreno. Si esegue con le normali attrezzature per i trattamenti, con soluzioni diluite e dosi di nutriente molto inferiori a quelle di una concimazione al suolo.

Il vantaggio principale è che il nutriente non passa per il terreno, dove può essere trattenuto, reso indisponibile o perso. Per alcuni elementi e in alcune fasi questo rende la via fogliare molto più efficiente di quella radicale. È un vantaggio reale, ma vale per quegli elementi e per quelle fasi, non come regola generale.

Come la foglia assorbe i nutrienti

La foglia non è fatta per assorbire acqua e sali: è rivestita da una cuticola cerosa che la protegge dalla disidratazione. I nutrienti entrano comunque, per due vie principali:

  • attraverso la cuticola, grazie a minuscoli passaggi che si formano quando la superficie è bagnata;
  • attraverso gli stomi, le aperture che la pianta usa per gli scambi gassosi, più numerose di solito sulla pagina inferiore della foglia.

Una volta entrati, i nutrienti vengono trasportati verso i tessuti che ne hanno bisogno attraverso il floema, il sistema di vasi che distribuisce gli zuccheri prodotti dalla fotosintesi.

Non tutto entra con la stessa facilità. Le molecole piccole entrano meglio di quelle grandi: l’urea penetra con facilità, un chelato di ferro molto meno. E gli ioni con una sola carica passano meglio di quelli con due o più: il potassio entra più facilmente del calcio.

Il punto che cambia il modo di impostare un trattamento è il meccanismo: non è un flusso, ma una diffusione. Il nutriente entra solo se la soluzione sulla foglia è più concentrata dell’interno del tessuto. Ne derivano due conseguenze opposte, entrambe importanti:

  • una soluzione troppo concentrata brucia la foglia;
  • una soluzione troppo diluita non entra.

L’idea che diluire di più sia comunque più prudente è sbagliata: si ottiene solo un passaggio a vuoto.

Non tutti i nutrienti si comportano allo stesso modo

Ogni elemento ha una sua velocità di assorbimento e una sua capacità di muoversi nella pianta. Sono due informazioni decisive: la prima dice se una pioggia annullerà il trattamento, la seconda dice dove va distribuito il prodotto.

ElementoTempo indicativo per assorbire circa il 50%Mobilità nella piantaCosa significa in pratica
Azoto (urea), potassio, magnesioAlcune oreBuonaEffetto rapido; una pioggia a distanza di qualche ora non compromette l’intervento
Calcio1-2 giorniQuasi nullaAgisce solo dove arriva: va distribuito direttamente sui frutti, con interventi ripetuti
Zinco, manganese1-2 giorniScarsaEffetto localizzato: le foglie nuove possono restare carenti
Fosforo1-5 giorniBuonaServe un periodo asciutto di qualche giorno
ZolfoCirca una settimanaBuonaMolto esposto al dilavamento
FerroCirca il 10% in un giorno, il resto nelle 2-3 settimane successiveScarsaUna pioggia nei giorni successivi ne annulla buona parte
MolibdenoAlmeno 10 giorniScarsaRichiede un lungo periodo senza piogge
BoroVariabileVariabile secondo la specieBuona mobilità in melo, pero e mandorlo, scarsa in molte altre colture

Valori indicativi riportati nella letteratura tecnica, variabili con la coltura, la formulazione e le condizioni ambientali.

La lettura pratica è chiara. Con azoto e potassio basta guardare il meteo delle ore successive, con il ferro bisogna guardare quello delle settimane successive. Chi tratta la clorosi ferrica controllando solo le previsioni del giorno sta guardando la finestra sbagliata.

Non tutte le colture rispondono allo stesso modo

Lo stesso prodotto, alla stessa dose e nelle stesse condizioni, rende in modo diverso su specie diverse. Il fattore principale è la capacità di scambio cationico (CSC) fogliare, cioè la capacità della foglia di trattenere i nutrienti e proteggerli dal dilavamento. Più è alta, più la coltura risponde bene alla concimazione fogliare. Questi i valori indicativi riportati nella letteratura tecnica, in meq per 100 g di sostanza secca:

  • vite (66): risposta molto buona, è tra le colture più recettive;
  • pomodoro (58): risposta molto buona;
  • pesco (53) e melo (48): risposta buona;
  • cereali, frumento e avena (21-23): risposta scarsa, circa tre volte inferiore a quella della vite;
  • ciliegio (19): risposta scarsa, è tra le colture meno recettive.

Contano anche il numero di stomi e la frequenza con cui si aprono, la presenza di cere e cuticole spesse che rallentano la penetrazione, e l’età della foglia: le foglie giovani assorbono più di quelle mature. Per questo un programma fogliare costruito per un vigneto o un frutteto non si trasferisce tale e quale sul frumento o sul ciliegio, dove la via fogliare va riservata a obiettivi mirati.

 

Concimazione fogliare, al suolo e fertirrigazione: le differenze

Le tre tecniche non sono alternative tra loro, ma rispondono a esigenze diverse:

AspettoConcimazione al suoloFertirrigazioneConcimazione fogliare
Come arriva il nutrienteDistribuito sul terreno, assorbito dalle radiciDisciolto nell’acqua di irrigazione, assorbito dalle radiciSpruzzato sulle foglie, assorbito dalla chioma
Velocità d’effettoLentaMediaDa poche ore ad alcuni giorni, secondo l’elemento
Quantità apportabiliElevateElevate, frazionate nel tempoLimitate
Dipende dal pH del terrenoMoltoIn parteNo
Ruolo nel piano di concimazioneCopre il grosso del fabbisognoSegue la crescita della coltura dove c’è un impianto irriguoCorregge carenze e copre picchi di fabbisogno
Rischio principalePerdite per dilavamento, immobilizzazione e volatilizzazioneSquilibri se la gestione non è precisaUstioni sulle foglie, dilavamento da pioggia

In un piano di concimazione ben costruito le tre tecniche si integrano: il suolo e la fertirrigazione forniscono la base, la via fogliare interviene in modo mirato dove le radici non bastano.

 

Quando fare la concimazione fogliare (e quando no)

La concimazione fogliare conviene quando le radici non riescono a soddisfare il fabbisogno della coltura, perché la richiesta supera la loro capacità di assorbimento o perché le condizioni del terreno lo impediscono. È il principio indicato anche dal manuale sulla concimazione fogliare pubblicato dall’International Fertilizer Association (IFA).

Le situazioni in cui conviene

  • Quando il terreno blocca i nutrienti: nei terreni alcalini o calcarei ferro, manganese e zinco diventano poco disponibili, in quelli molto acidi il molibdeno. Anche argilla, calcare e sostanza organica in quantità elevate possono trattenere alcuni elementi. Il nutriente nel terreno c’è, ma la pianta non lo raggiunge, e aumentare la dose al suolo non serve. Nel lungo periodo la soluzione è correggere il pH del terreno, per esempio con un concime a reazione acida come il solfato ammonico;
  • Quando un nutriente ne blocca un altro: un eccesso di potassio può ostacolare l’assorbimento di magnesio e calcio, così come un eccesso di ammonio quello del calcio;
  • Quando le radici sono in difficoltà: freddo, caldo intenso, siccità, ristagni d’acqua, salinità o danni da nematodi e patogeni rallentano l’assorbimento, e la foglia diventa una via alternativa finché la situazione non si normalizza;
  • Quando c’è una carenza da correggere in fretta: la via fogliare accorcia i tempi, e una pianta in carenza assorbe più attivamente di una ben nutrita, quindi il trattamento rende di più proprio quando serve;
  • Quando servono microelementi: zinco, manganese, ferro, boro e molibdeno sono richiesti in piccole quantità, compatibili con quello che una foglia riesce ad assorbire, e per questi la via fogliare è spesso la più efficiente;
  • Quando la coltura attraversa un picco di fabbisogno: in alcune fasi brevi la richiesta di nutrienti supera quello che le radici riescono a fornire, anche in condizioni normali.

Le fasi chiave del ciclo colturale

FaseObiettivoNutrienti più usati
Ripresa vegetativaSostenere la ripartenza quando il terreno è ancora freddo e le radici lavorano pocoAzoto, fosforo, zinco, manganese
Pre-fioritura e fiorituraFavorire una fioritura completa e la fecondazione dei fioriBoro, zinco
AllegagioneSostenere la divisione cellulare nei frutti appena formatiCalcio, boro
Accrescimento dei frutti e riempimento della granellaMigliorare pezzatura, colore, grado zuccherino e contenuto proteicoPotassio, magnesio, calcio, azoto
Pre-raccoltaRidurre le fisiopatie e migliorare la conservabilitàCalcio
Post-raccolta (colture arboree)Ricostituire le riserve per la stagione successiva, finché le foglie sono ancora verdi e attiveAzoto, boro, zinco

Ogni quanto si dà il concime fogliare?

Non esiste una frequenza valida per tutte le colture. Nelle fasi critiche gli interventi si ripetono di solito a distanza di 7-15 giorni, sempre nei limiti di dose e numero di applicazioni indicati in etichetta. La frequenza dipende da quattro fattori:

  • il nutriente: gli elementi poco mobili, come il calcio, richiedono più interventi ravvicinati, perché raggiungono solo i tessuti presenti al momento del trattamento;
  • la velocità di crescita: quando la coltura produce rapidamente nuove foglie e nuovi frutti, la parte trattata diventa presto una piccola frazione del totale;
  • l’obiettivo: una carenza conclamata si corregge con interventi ravvicinati, un’azione preventiva si concentra nelle finestre più importanti;
  • il prodotto: alcune formulazioni cedono i nutrienti più gradualmente e consentono intervalli più lunghi.

Più che il numero di interventi conta il momento: un trattamento nella fase giusta vale più di molti trattamenti distribuiti senza criterio lungo la stagione.

Quando la concimazione fogliare non ha senso

Non ha senso quando la si usa per coprire il fabbisogno principale della coltura o per rimediare a una concimazione di fondo sbagliata. La foglia può assorbire solo piccole quantità di nutrienti: una coltura di pieno campo asporta azoto, fosforo e potassio nell’ordine delle decine o centinaia di chili per ettaro, mentre un trattamento fogliare ne apporta una frazione minima. Per coprire quel fabbisogno servirebbero decine di passaggi, con un rischio di ustioni fuori scala.

Chi usa la via fogliare per correggere un piano di concimazione sbagliato ottiene di solito un miglioramento visibile ma di breve durata, che non incide sulla produzione: il problema di partenza resta dov’era. Le piante si nutrono prima di tutto con le radici.

 

Quali nutrienti dare per via fogliare

In teoria tutti i nutrienti possono essere assorbiti dalle foglie. In pratica la via fogliare dà il meglio con i microelementi, richiesti in piccole quantità, e con i macroelementi nei momenti di picco:

ElementoQuando preferire la via fogliareEffetto principale
Azoto (N)Ripresa vegetativa, post-raccolta nelle arboree, fasi finali dei cerealiVigore vegetativo, contenuto proteico della granella, riserve
Fosforo (P)Terreni freddi o che lo trattengono, prime fasi di sviluppoSviluppo iniziale, energia per la fioritura
Potassio (K)Accrescimento e maturazione dei fruttiPezzatura, colore, grado zuccherino
Calcio (Ca)Dall’allegagione alla pre-raccolta, direttamente sui fruttiConsistenza, conservabilità, prevenzione delle fisiopatie
Magnesio (Mg)Antagonismo con il potassio, ingiallimenti tra le nervature delle foglieEfficienza della fotosintesi
Zolfo (S)Colture esigenti, terreni poveri di sostanza organicaMigliore utilizzo dell’azoto, qualità delle proteine
Ferro (Fe)Clorosi ferrica su terreni calcareiRinverdimento delle foglie
Zinco (Zn) e manganese (Mn)Terreni alcalini o sabbiosi, prime fasi di sviluppoCrescita dei germogli, attività degli enzimi, fotosintesi
Boro (B)Pre-fioritura e fiorituraFecondazione dei fiori, allegagione

L’azoto per via fogliare

L’azoto è il macroelemento più usato per via fogliare, soprattutto sotto forma di urea, che le foglie assorbono rapidamente. Due attenzioni fanno la differenza. La prima è usare urea a basso contenuto di biureto, un sottoprodotto della sua sintesi che in concentrazioni elevate è tossico per le foglie e che distingue l’urea per uso fogliare da quella per il terreno (ne parliamo nell’approfondimento sull’urea agricola). La seconda è non esagerare con la concentrazione: meglio più interventi a dose contenuta che uno solo a dose piena. Le quantità restano comunque limitate, e la via fogliare non sostituisce la concimazione azotata al suolo.

I microelementi e la forma chelata

Ferro, zinco, manganese e rame, distribuiti come semplici sali, tendono a reagire con altri componenti della soluzione o a restare bloccati sulla superficie della foglia. In forma chelata, cioè legati a una molecola che li protegge e li mantiene solubili, restano disponibili e vengono assorbiti meglio.

Non tutti i chelati però si equivalgono, e la scelta dipende dall’elemento e dal pH. Per il ferro distribuito al terreno su suoli calcarei si usa l’EDDHA, che resta stabile anche a pH elevato. Per le applicazioni fogliari e per zinco e manganese sono più comuni l’EDTA e il DTPA.

 

La concimazione fogliare coltura per coltura

Ogni coltura ha i suoi momenti critici e i suoi nutrienti chiave. Questo è un quadro di riferimento, da adattare al terreno, alla varietà e all’andamento della stagione:

ColturaQuando intervenireNutrienti più usatiObiettivo
VitePre-fioritura (BBCH 53-57), accrescimento degli acini (BBCH 71-79), post-vendemmiaBoro e zinco; magnesio e potassio; azotoAllegagione regolare, maturazione equilibrata, riserve per l’anno successivo
OlivoRipresa vegetativa, pre-fioritura, accrescimento delle drupeAzoto, boro, potassioFioritura abbondante, allegagione, resa in olio
Melo e peroFioritura (BBCH 60-69), dall’allegagione alla pre-raccolta (BBCH 71-87), post-raccoltaBoro; calcio con interventi ripetuti; azoto e zincoPrevenire fisiopatie come la butteratura amara, migliorare la conservabilità
FrumentoLevata in caso di carenze (BBCH 30-39), spigatura e fioritura (BBCH 51-69)Manganese e zinco; azoto e zolfoCorreggere carenze, aumentare il contenuto proteico della granella
MaisPrime fasi di sviluppo, da 4 a 8 foglie (BBCH 14-18)Zinco, manganesePartenza rapida, soprattutto su terreni freddi o alcalini
Pomodoro e orticole da fruttoFioritura, accrescimento dei fruttiCalcio, potassio, magnesio, boroPrevenire il marciume apicale, migliorare colore e sapore

Tra parentesi gli stadi della scala BBCH, il sistema standard per descrivere le fasi di sviluppo delle colture.

Prima di impostare un programma conviene partire da un’analisi del terreno e da un’analisi fogliare: la prima dice se e perché l’assorbimento radicale è ostacolato, la seconda quale elemento manca davvero e in che misura.

 

Come fare la concimazione fogliare: le regole pratiche

L’efficacia di un trattamento fogliare dipende per buona parte da come e quando viene eseguito. Lo stesso prodotto, alla stessa dose, può funzionare benissimo o andare quasi del tutto perso.

Le condizioni ambientali

ParametroCondizione idealePerché conta
OrarioMattino presto o sera, prima del buioMeno evaporazione e minor rischio di ustioni; di notte però gli stomi si chiudono
Umidità relativaAlta, indicativamente sopra il 70%La soluzione resta bagnata più a lungo e l’assorbimento continua
TemperaturaModerata, intorno ai 20 °CL’assorbimento cresce fino a circa 20 °C; oltre, la soluzione asciuga in fretta e aumenta il rischio di ustioni
VentoAssente o debole, indicativamente sotto gli 8 km/hIl vento provoca deriva e copertura irregolare
PioggiaNessuna pioggia per il tempo necessario all’elemento distribuitoDa poche ore per azoto e potassio a giorni per ferro e molibdeno
Stato della colturaPianta ben idratata e in buone condizioni sanitarieSu piante in stress idrico il rischio di ustioni aumenta

Preparare la soluzione

  • il pH: per la maggior parte dei concimi fogliari l’intervallo favorevole è leggermente acido, indicativamente tra 4,5 e 6. Un pH più acido favorisce fosforo e zinco, uno vicino alla neutralità l’urea, e con acque dure conviene correggere il pH prima di preparare la miscela;
  • lo ione di accompagnamento: la forma chimica con cui arriva il nutriente non è un dettaglio, perché il fosforo è favorito dalla presenza di ammonio, potassio e zinco da quella di nitrato;
  • la concentrazione: deve essere la più alta possibile senza arrivare alla fitotossicità, perché serve una differenza di concentrazione con l’interno della foglia. Il riferimento sono le dosi in etichetta e l’assistenza tecnica, mai i tentativi in pieno campo;
  • il volume: la soluzione deve bagnare in modo uniforme tutta la chioma, senza gocciolare, perché il prodotto che cade a terra è perso per la foglia.

Perché serve un prodotto formulato per la foglia

Un concime fogliare e un idrosolubile da fertirrigazione non sono intercambiabili, e la direzione conta: un prodotto formulato per uso fogliare si può impiegare anche in fertirrigazione, mentre il contrario espone a problemi. Un formulato pensato per la foglia contiene infatti dei coformulanti che un prodotto per il terreno di solito non ha:

  • agenti bagnanti, che abbassano la tensione superficiale e distribuiscono la goccia su una superficie più ampia, evitando gli accumuli che bruciano;
  • agenti adesivanti, che trattengono il prodotto sulla foglia anche dopo l’asciugatura o con piogge leggere;
  • agenti veicolanti, che facilitano il passaggio dei nutrienti attraverso la superficie della foglia.

Un altro criterio è l’indice di salinità, che misura quanto un sale aumenta la concentrazione salina della soluzione rispetto a un riferimento: più è basso, minore è il rischio di ustioni. I valori vanno da circa 8 del fosfato monopotassico a circa 120 del cloruro di potassio, ed è anche per questo che nei concimi fogliari si evita il cloro. Completano il quadro la purezza delle materie prime e, per l’azoto, il basso contenuto di biureto.

Molti formulati fogliari contengono anche biostimolanti, come estratti di alghe, aminoacidi, acidi umici e fulvici. Non apportano nutrienti in quantità significative, ma agiscono sui processi fisiologici della pianta: possono aiutarla a superare stress da freddo, caldo o trapianto e, in alcuni casi, migliorare l’assorbimento dei nutrienti distribuiti insieme. Nella normativa europea sui fertilizzanti (Regolamento UE 2019/1009) sono una categoria distinta dai concimi, e il loro effetto va valutato coltura per coltura.

Per gli interventi di sostegno nelle fasi vegetative si usano spesso formulati con i tre macroelementi in rapporto equilibrato, arricchiti con microelementi, come il concime NPK 20-20-20.

Attrezzatura e distribuzione

Non servono macchine dedicate: si usano le stesse irroratrici dei trattamenti di difesa, cioè l’atomizzatore per vigneti e frutteti e la barra per i seminativi. Contano la regolazione e gli ugelli. Gocce fini coprono meglio la superficie ma sono più soggette alla deriva, gocce grosse resistono al vento ma rischiano di scivolare via dalla foglia. Bagnare anche la pagina inferiore, dove si concentrano gli stomi, migliora l’assorbimento.

I volumi d’acqua cambiano molto con la coltura e la macchina: indicativamente qualche centinaio di litri per ettaro con la barra sui seminativi, fino a 1.000 litri e oltre con l’atomizzatore sulle colture arboree più sviluppate. Il riferimento resta l’etichetta del prodotto.

Anche la concimazione fogliare può essere gestita con le tecniche dell’agricoltura di precisione: con mappe di vigore e irroratrici a rateo variabile, la dose si adatta alle diverse zone del campo invece di essere uniforme su tutto l’appezzamento.

 

Azotal e la concimazione fogliare

Azotal produce a Casalmaggiore (CR) fertilizzanti liquidi a base di azoto, fosforo e potassio, con formule specifiche per l’uso fogliare accanto a quelle per la via radicale. Le formule fogliari hanno una base organica o minerale e sono arricchite con micro e oligoelementi. La gamma comprende soluzioni, ad azione rapida e senza residui negli impianti, e sospensioni, che concentrano più nutrienti in un singolo passaggio.

Azotal lavora anche su commessa: concentrazione, densità e pH della soluzione si definiscono sulla specifica tecnica dell’ordine. In pratica significa poter fissare il pH nell’intervallo favorevole invece di correggerlo in botte, scegliere la forma chimica più adatta all’elemento da distribuire e calibrare la concentrazione sull’acqua aziendale. La costanza analitica da un lotto all’altro è controllata nell’ambito di un sistema qualità certificato ISO 9001.

Il servizio agronomico comprende l’analisi del terreno, delle parti vegetali e delle acque di irrigazione, cioè i tre dati da cui partire per impostare un programma fogliare, e prosegue con l’assistenza tecnica sull’impiego anche dopo la fornitura.

 

I limiti della concimazione fogliare

La concimazione fogliare è uno strumento potente, ma con confini precisi:

  • quantità limitate: la foglia assorbe solo piccole quantità di nutrienti per volta, sufficienti a correggere una carenza o a coprire un picco, non a soddisfare il fabbisogno di un’intera stagione;
  • rischio di fitotossicità: foglie, fiori e frutticini sono tessuti delicati, e una concentrazione sbagliata o un trattamento nelle ore calde può causare ustioni, macchie sui fiori e rugginosità sui frutti;
  • dipendenza dal meteo: pioggia, vento e caldo possono vanificare un trattamento eseguito correttamente;
  • effetto localizzato: gli elementi poco mobili agiscono solo sui tessuti raggiunti dalla soluzione, e la parte della pianta che cresce dopo il trattamento resta scoperta;
  • risposta variabile: a parità di prodotto, specie, varietà e stato della coltura possono dare risultati molto diversi.

 

Gli errori da evitare

Quando la concimazione fogliare delude, raramente la colpa è del concime. Più spesso dipende da uno di questi errori:

  • intervenire senza una diagnosi: un ingiallimento può dipendere da una carenza di azoto, da clorosi ferrica, da asfissia delle radici o da un patogeno, e la risposta giusta cambia in ogni caso. L’analisi fogliare dice quale elemento manca davvero;
  • aumentare la concentrazione per “fare prima”: oltre una certa soglia la foglia non assorbe di più, si brucia;
  • diluire troppo per prudenza: senza differenza di concentrazione con l’interno della foglia il nutriente non entra, e il passaggio è fatto a vuoto;
  • trattare nelle ore più calde o con forte irraggiamento, quando la soluzione evapora prima di entrare e il rischio di ustioni è massimo;
  • usare per via fogliare un prodotto pensato per il terreno o la fertirrigazione, senza verificare che l’etichetta ne preveda l’uso fogliare;
  • miscelare senza verificare la compatibilità con gli agrofarmaci, con il rischio di depositi, ugelli intasati e perdita di efficacia;
  • guardare il meteo sbagliato: per azoto e potassio contano le ore successive, per ferro e molibdeno i giorni successivi;
  • ripetere i trattamenti a calendario, ogni anno nello stesso modo, a prescindere dalle condizioni della coltura;
  • usare la via fogliare al posto della concimazione al suolo, invece che come suo complemento.

 

Conclusione

La concimazione fogliare lavora bene dove la via radicale è lenta, bloccata o insufficiente: terreni che rendono indisponibili i nutrienti, condizioni che fermano le radici, carenze evidenti, microelementi, fasi di forte fabbisogno e post-raccolta nelle colture arboree. Fuori da questi casi aggiunge poco.

Il risultato dipende da tre scelte: capire con una diagnosi quando e di cosa la coltura ha davvero bisogno, eseguire il trattamento nelle condizioni adatte all’elemento distribuito e usare un prodotto formulato per la foglia. L’ultima è spesso la meno considerata. Nella scelta del fornitore conviene verificare tre cose: che dichiari in scheda tecnica composizione, pH e densità, che garantisca la stessa qualità da un lotto all’altro e che possa adattare la formulazione alla coltura e all’acqua aziendale. Sono le caratteristiche che distinguono i produttori di concimi e fertilizzanti che lavorano sulla qualità del prodotto.

Vuoi capire se un apporto fogliare ha senso sulla tua coltura, e con quale formulazione? Contatta il team Azotal o chiama il numero verde 800 072661.

 

Domande frequenti sulla concimazione fogliare

Ogni quanto si dà il concime fogliare?

Non esiste una frequenza fissa. Nelle fasi critiche gli interventi si ripetono di solito a distanza di 7-15 giorni, entro le dosi e il numero di applicazioni indicati in etichetta. Gli elementi poco mobili, come il calcio, richiedono interventi più ravvicinati, perché raggiungono solo i tessuti presenti al momento del trattamento.

A che ora è meglio fare la concimazione fogliare?

Al mattino presto o alla sera prima del buio, quando le temperature sono più basse e l’umidità più alta. In queste condizioni la soluzione resta bagnata più a lungo sulla foglia, viene assorbita meglio e il rischio di ustioni è minore. Di notte invece gli stomi si chiudono e l’assorbimento rallenta.

Quanto tempo dopo il trattamento può piovere?

Dipende dall’elemento. Azoto, potassio e magnesio vengono assorbiti per circa metà in poche ore, quindi una pioggia a distanza di qualche ora non compromette l’intervento. Calcio, zinco e manganese richiedono uno o due giorni, mentre ferro, zolfo e molibdeno possono richiedere settimane: per questi una pioggia nei giorni successivi riduce molto l’efficacia.

Si può usare un concime da fertirrigazione per via fogliare?

Solo se l’etichetta ne prevede anche l’uso fogliare. I concimi formulati per il terreno o la fertirrigazione possono avere un indice di salinità troppo alto per le foglie e non contengono i coformulanti che migliorano bagnatura e assorbimento. Il contrario invece è possibile: un concime fogliare si può usare anche in fertirrigazione.

Perché lo stesso trattamento rende diversamente su colture diverse?

Perché le foglie hanno caratteristiche diverse. Il fattore principale è la capacità di scambio cationico fogliare, cioè la capacità della foglia di trattenere i nutrienti: nella vite è circa tre volte quella dei cereali. Contano anche il numero di stomi, lo spessore della cuticola e la presenza di cere e peli.

Come si capisce quale elemento applicare?

Con le analisi, non a occhio. Lo stesso sintomo, come un ingiallimento, può avere cause diverse. L’analisi fogliare misura la composizione dei tessuti e dice quale elemento manca davvero, l’analisi del terreno spiega perché le radici non riescono ad assorbirlo, l’analisi dell’acqua indica da quale punto partire per preparare la soluzione.

Si può mescolare il concime fogliare con gli agrofarmaci?

Sì, è una pratica comune, ma va verificata la compatibilità. Prima di tutto bisogna leggere le etichette, poi fare una prova in barattolo con piccole quantità e rispettare l’ordine di miscelazione. Alcune combinazioni, come il calcio con solfati o fosfati, possono formare depositi insolubili.

La concimazione fogliare può sostituire quella al suolo?

No. Le foglie possono assorbire solo piccole quantità di nutrienti per volta, sufficienti a correggere una carenza o a coprire un picco di fabbisogno, non a nutrire la coltura per tutta la stagione. La base della nutrizione resta la concimazione al suolo o in fertirrigazione, che la via fogliare completa.

Esistono concimi fogliari ammessi in agricoltura biologica?

Sì. In agricoltura biologica si possono usare concimi fogliari che contengono solo componenti ammessi dal Regolamento (UE) 2021/1165. I prodotti utilizzabili riportano in etichetta la dicitura “consentito in agricoltura biologica”.