La concimazione autunnale viene spesso trattata come una “versione anticipata” di quella primaverile: gli stessi elementi, distribuiti qualche mese prima. È un equivoco che costa, perché in autunno il terreno si comporta in modo diverso e perché alcuni degli apporti che si fanno in questo periodo non arrivano mai alla coltura.

A cambiare è il regime idrico e termico del suolo: le piogge aumentano, la temperatura scende, e i due fenomeni insieme decidono quali elementi restano dove sono stati messi e quali vengono portati via. Questo articolo vuole spiegare cosa succede nel terreno tra ottobre e dicembre, quali interventi hanno una risposta reale in questa finestra, quali vanno rinviati alla ripresa vegetativa e su quali dati si costruisce il piano.

In sintesi

La concimazione autunnale comprende gli apporti nutritivi eseguiti tra la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, quando il suolo conserva ancora condizioni favorevoli all’assorbimento radicale ma la mineralizzazione rallenta e le precipitazioni aumentano la percolazione. In questa finestra trovano una risposta reale l’apporto azotato contenuto sulle colture a semina autunnale, la correzione della reazione del suolo, che richiede mesi per esprimersi, e il prelievo per le analisi su cui costruire il piano dell’anno. Sugli appezzamenti che resteranno privi di coltura fino alla primavera l’azoto è invece esposto a perdite per percolazione: in quel caso l’apporto va rinviato alla ripresa vegetativa.

Cosa succede nel terreno tra ottobre e dicembre

Tra ottobre e dicembre nel terreno agiscono in parallelo tre processi, che insieme decidono cosa succede a un apporto nutritivo distribuito in questa finestra:

  • il suolo si raffredda più lentamente dell’aria: è una conseguenza della sua inerzia termica, e nella pratica significa che l’attività biologica e l’assorbimento radicale proseguono per settimane dopo le prime gelate notturne. L’assorbimento si mantiene finché la temperatura del suolo resta sopra una soglia che per molte colture si colloca intorno ai 10-12 gradi;
  • rallenta la mineralizzazione, cioè la trasformazione dell’azoto organico della sostanza organica in forme minerali assorbibili: i batteri responsabili del processo, e in particolare quelli della nitrificazione, riducono progressivamente la propria attività al calare della temperatura. Il risultato è che il terreno, proprio nella fase in cui una coltura appena seminata avrebbe bisogno di azoto prontamente disponibile, ne libera sempre meno;
  • cambia il regime delle precipitazioni: con l’evapotraspirazione ridotta al minimo, l’acqua delle piogge autunnali e invernali percola attraverso il profilo invece di essere restituita all’atmosfera. Trascina con sé gli ioni che il complesso di scambio non riesce a trattenere.

Questi tre processi, presi insieme, spiegano perché in autunno alcuni elementi vanno distribuiti e altri no.

 

L’azoto sulle colture a semina autunnale

Frumento, orzo e colza vengono seminati in una finestra in cui la mineralizzazione è già in calo e la temperatura del suolo sta scendendo. La plantula deve emergere, sviluppare le prime radici e accestire, e lo deve fare con un apparato radicale ancora limitato che esplora un volume di terreno ridotto.

In queste condizioni un apporto azotato contenuto alla semina o in prossimità della semina ha una risposta misurabile sull’accestimento, cioè sul numero di culmi che la pianta emette e che determineranno la densità di spighe alla raccolta. È un intervento distinto dalla concimazione di copertura, che si colloca a fine inverno e risponde al fabbisogno della fase di levata, quando la coltura è già avviata e la domanda è molto più alta.

La quota apportata in autunno resta tipicamente una frazione minoritaria del fabbisogno azotato complessivo della coltura: la proporzione esatta fa parte del piano di concimazione aziendale, che tiene conto della coltura precedente, del disciplinare di riferimento e dell’obiettivo produttivo dell’annata.

Sulle fasi fenologiche dei cereali e sulla loro gestione il riferimento è l’articolo sulla concimazione autunnale dell’orzo.

 

Il ruolo dello zolfo

Azoto e zolfo partecipano entrambi alla sintesi proteica e il loro rapporto nella pianta è relativamente stabile. Quando lo zolfo disponibile è insufficiente, l’azoto assorbito non viene convertito in proteine con la stessa efficienza, e l’incremento di unità azotate non produce la risposta attesa.

La carenza di zolfo è diventata più frequente negli ultimi decenni per due ragioni concomitanti: la riduzione delle deposizioni atmosferiche solforose, conseguenza della normativa sulle emissioni industriali, e il minore impiego di concimi che contenevano zolfo come componente secondaria. Nei terreni con bassa dotazione di sostanza organica, che è la principale riserva di zolfo organico del suolo, il fenomeno si accentua.

Per questo sui cereali le formulazioni che abbinano i due elementi in un unico apporto hanno un razionale agronomico preciso, oltre al vantaggio operativo di un solo passaggio.

 

Perché l’azoto si perde sui terreni che restano nudi

L’azoto nitrico porta carica negativa, e il complesso di scambio del suolo, anch’esso prevalentemente negativo, non lo trattiene. Resta in soluzione nell’acqua circolante e si muove con essa.

Su un appezzamento che resterà senza coltura fino alla semina primaverile, l’apporto azotato autunnale non incontra un apparato radicale che possa intercettarlo. Le precipitazioni invernali lo spostano progressivamente verso il basso, oltre lo strato che le radici di mais, soia o girasole esploreranno nelle prime settimane dopo l’emergenza.

L’entità della perdita dipende da tessitura, piovosità e profondità del profilo: è maggiore sui suoli sabbiosi e con bassa capacità di ritenzione, minore sugli argillosi. In nessun caso, però, l’apporto autunnale su terreno nudo è un investimento recuperabile in primavera.

La forma ammoniacale si comporta diversamente, perché il catione ammonio viene trattenuto dal complesso di scambio. Nelle condizioni del suolo, tuttavia, viene progressivamente ossidato a nitrato dalla nitrificazione, e il vantaggio si riduce con il passare delle settimane, tanto più quanto la temperatura resta mite.

 

Fosforo e potassio: mobilità e tempi di disponibilità

Fosforo e potassio seguono una dinamica opposta a quella dell’azoto nitrico, e per questo la loro gestione in autunno pone un problema di pianificazione più che di rischio.

Il fosforo è l’elemento meno mobile tra i macroelementi. Dopo la distribuzione resta in prossimità del punto in cui è stato collocato e interagisce rapidamente con la fase solida del suolo attraverso reazioni di adsorbimento e precipitazione. La quota effettivamente assimilabile dipende dal pH, dalla temperatura e dall’attività biologica, e si rende disponibile con tempi lunghi.

Il potassio è più mobile del fosforo ma molto meno del nitrato. Nei suoli con buona capacità di scambio cationico viene trattenuto in forma scambiabile e le perdite per percolazione restano contenute. Diventano apprezzabili solo sui suoli sabbiosi con bassa capacità di scambio.

Ne consegue che per entrambi gli elementi la finestra autunnale non comporta un rischio significativo di perdita. Quello che l’autunno impone è la decisione: è il momento in cui sono noti sia il bilancio delle asportazioni dell’annata conclusa sia la coltura che entrerà in campo, cioè i due termini su cui si calcola il fabbisogno. Questa decisione si traduce operativamente nella pianificazione della fornitura dell’anno, riassunta più avanti nel calendario degli interventi.

 

Il pH del suolo e la disponibilità degli elementi

La reazione del suolo condiziona la disponibilità di tutti gli elementi nutritivi, e lo fa con intensità diversa a seconda dell’elemento.

Nei suoli calcarei e alcalini, con pH superiore a 7,5, il fosforo tende a precipitare in forma di fosfati di calcio poco solubili. Il fenomeno, noto come retrogradazione, sottrae progressivamente l’elemento alla soluzione circolante. Nello stesso intervallo di pH la disponibilità di ferro, manganese e zinco si riduce sensibilmente. L’analisi può indicare dotazioni adeguate mentre la coltura manifesta sintomi di carenza, perché la quota presente non è in forma assimilabile.

Aumentare le quantità distribuite in queste condizioni non risolve il problema. Una parte dell’apporto segue lo stesso destino di quello precedente, e il costo cresce senza che cresca la resa.

La correzione della reazione del suolo richiede mesi, non settimane, perché è un processo che coinvolge il potere tamponante del terreno. Un prodotto ad azione acidificante distribuito in autunno agisce durante tutto il periodo invernale e arriva alla ripresa vegetativa con l’effetto già espresso. La stessa applicazione eseguita in primavera non dispone del tempo necessario per modificare le condizioni della rizosfera prima che la coltura ne abbia bisogno.

Il solfato ammonico presenta in questo quadro una caratteristica che lo distingue dagli altri concimi azotati: l’assorbimento radicale dello ione ammonio comporta il rilascio di protoni nella rizosfera, con un effetto acidificante localizzato. Porta azoto e agisce sulla reazione del suolo con lo stesso intervento. Il meccanismo è approfondito nell’articolo dedicato alla correzione del pH nei suoli alcalini.

 

Come si applica il fertilizzante liquido in autunno

Sulle colture a pieno campo gli apporti liquidi autunnali si distribuiscono a terreno, in due forme che rispondono a esigenze operative distinte: la soluzione e la sospensione.

La soluzione è impiegabile sia in pre-semina che in post-semina, ed è quindi la forma più flessibile quando si vuole dividere l’apporto in due passaggi o adattarlo in corsa alle condizioni del campo. La sospensione si utilizza invece solo in presemina, ma veicola un contenuto di nutrienti più alto a parità di volume distribuito: è la scelta più indicata quando conviene fornire in un unico passaggio una quota maggiore di elementi, tipicamente dove l’organizzazione del cantiere rende preferibile un solo intervento.

In entrambi i casi la forma liquida raggiunge le radici senza passare dai tempi di decomposizione né dall’attesa delle piogge che condizionano invece i prodotti distribuiti in forma solida — un vantaggio che pesa soprattutto nella finestra autunnale, dove la mineralizzazione è già in calo.

 

Il vincolo normativo nelle zone vulnerabili

Nelle zone vulnerabili ai nitrati la distribuzione di fertilizzanti azotati è soggetta a limitazioni che interessano sia i quantitativi massimi annui sia i periodi in cui l’applicazione è consentita. Le disposizioni sono definite a livello regionale e variano da territorio a territorio.

Il punto che incide sulla pianificazione riguarda il conteggio complessivo. L’apporto autunnale e quello primaverile concorrono allo stesso massimale annuo aziendale, e vanno considerati insieme in sede di piano. Trattarli come due interventi indipendenti porta a superare i limiti senza che il superamento sia evidente al momento della distribuzione.

La concimazione eseguita a coltura in pieno riposo vegetativo segue logiche ancora diverse, trattate nell’articolo sulle concimazioni invernali.

 

L’analisi del terreno come base del piano

L’autunno è il periodo tecnicamente più indicato per il prelievo, perché è sufficientemente distante sia dall’ultima concimazione sia dalla raccolta, condizioni che altrimenti alterano il risultato.

Il campionamento si esegue su più punti distribuiti nell’appezzamento, scelti evitando le zone non rappresentative (capezzagne, ex cumuli, aree con ristagno), a una profondità coerente con lo strato di lavorazione abituale; i campioni elementari si uniscono poi in un campione composito unico per ogni area a comportamento omogeneo, prima dell’invio al laboratorio.

I parametri che guidano la pianificazione sono pochi e variano lentamente nel tempo: tessitura, contenuto in sostanza organica, pH, calcare attivo, dotazione di fosforo e potassio assimilabili, capacità di scambio cationico. La sostanza organica, in particolare, non è solo uno dei valori misurati: è anche la riserva da cui dipende la mineralizzazione descritta in apertura, quindi la sua dotazione condiziona indirettamente anche la velocità con cui il terreno libera azoto in autunno. Per fosforo e potassio il laboratorio restituisce, insieme al valore assimilabile, anche una classificazione in classi di dotazione (bassa, media, elevata) ottenuta con metodi analitici standardizzati — per il fosforo il più diffuso è il metodo Olsen — che permette di leggere il dato anche senza doverlo confrontare numericamente con altre analisi. Un aggiornamento periodico è quindi sufficiente, con controlli più ravvicinati sugli appezzamenti che hanno cambiato ordinamento colturale o che manifestano risposte produttive anomale rispetto al resto dell’azienda.

Su questi dati il piano si costruisce per differenza, confrontando le asportazioni previste della coltura in programma con la dotazione effettiva del suolo. In assenza di analisi si tende a ripetere il piano dell’anno precedente, con il duplice effetto di accumulare elementi già abbondanti e di impoverire progressivamente quelli che la coltura asporta in quantità maggiore.

 

Il calendario degli interventi autunnali

Le finestre indicate sono orientative e vanno adattate all’andamento stagionale, alla zona e alla lavorazione prevista.

ColturaFinestraIntervento
Cereali a semina autunnale (frumento, orzo)Da settembre alla seminaApporto azotato contenuto, preferibilmente con zolfo, a sostegno di emergenza e accestimento
Colture a semina primaverile (mais, soia, girasole)Autunno, in fase di pianificazioneNessun apporto azotato. Si definiscono fosforo, potassio e correzione della reazione del suolo
Foraggere e prati da sfalcioFine estate e autunnoRipristino della dotazione asportata dai tagli
Tutti gli ordinamentiAutunnoPrelievo per le analisi e correzione della reazione del suolo

 

Errori da evitare

  • Distribuire azoto su appezzamenti che resteranno privi di coltura fino alla primavera, dove l’apporto è esposto alla percolazione invernale senza che alcun apparato radicale possa intercettarlo.
  • Eccedere con l’azoto autunnale sulle colture già emerse: oltre al rischio di dilavamento, un surplus favorisce uno sviluppo vegetativo eccessivo prima dell’inverno, con piante più esposte a geli tardivi e a patologie fungine da freddo-umido.
  • Aumentare le quantità di fosforo su suoli calcarei senza intervenire sulla reazione del suolo, con il risultato di alimentare la retrogradazione.
  • Impostare la concimazione azotata dei cereali senza verificare la dotazione di zolfo, in particolare sui terreni con basso contenuto di sostanza organica.
  • Considerare l’apporto autunnale e quello primaverile come interventi indipendenti rispetto al massimale annuo aziendale.
  • Applicare lo stesso piano a tutti gli appezzamenti quando analisi e storia colturale indicano situazioni differenti.
  • Eseguire il prelievo per le analisi a ridosso di una concimazione, ottenendo un dato non rappresentativo.

Azotal e la concimazione autunnale

Azotal produce a Casalmaggiore (CR) fertilizzanti liquidi a base di azoto, fosforo e potassio per le colture a pieno campo, tra cui mais, frumento, orzo, soia, foraggi e tabacco. Per i cereali a semina autunnale la gamma comprende i Ferticereal, che abbinano azoto e zolfo in due titoli (21+10SO3 e 28+7SO3). Il catalogo include inoltre Fertifos 10-34, la linea Phoskal su fosforo-potassio con varianti al calcio o a magnesio e boro, K30 sul potassio e Azofert NPK 4-8-12, disponibili come soluzioni o come sospensioni a più alto contenuto di nutrienti.

Azotal lavora anche su commessa, definendo concentrazione, densità e pH in base alla specifica dell’ordine: sul solfato ammonico, ad esempio, le concentrazioni vanno dal 25 al 38 per cento con pH a catalogo tra 1,5 e 6, per calibrare l’effetto acidificante sulle condizioni dell’appezzamento invece di adattare il piano a una formulazione unica. La costanza analitica da un lotto all’altro è garantita da un sistema qualità certificato ISO 9001.

Il servizio agronomico comprende l’analisi del terreno, delle parti vegetali e delle acque di irrigazione — i tre dati da cui parte il piano — e prosegue con l’assistenza tecnica anche dopo la fornitura.

Impostare il piano sui propri terreni

Le scelte autunnali si costruiscono su due termini che in questo periodo sono entrambi noti: il bilancio delle asportazioni dell’annata conclusa e l’ordinamento colturale della stagione successiva. È la ragione per cui conviene costruire già ora il piano di concimazione aziendale, quando questi dati sono disponibili, invece che a ridosso delle lavorazioni primaverili.

Per impostare la concimazione autunnale sui propri terreni è possibile contattare il team Azotal e richiedere una consulenza agronomica o una valutazione di fornitura su misura, anche al numero verde 800 072661 (telefono 0375 201 301).

 

Domande frequenti sulla concimazione autunnale

Fino a quando il terreno assorbe in autunno?

L’assorbimento radicale prosegue finché la temperatura del suolo resta sopra una soglia che per molte colture si colloca intorno ai 10-12 gradi. Per inerzia termica il suolo si raffredda con settimane di ritardo rispetto all’aria, quindi la finestra utile è più ampia di quanto suggerisca la temperatura atmosferica. Sui cereali a semina autunnale questa finestra copre di norma tutto il periodo dalla semina alle prime gelate persistenti.

Conviene distribuire azoto in autunno?

Sulle colture a semina autunnale un apporto contenuto sostiene emergenza e accestimento, in una fase in cui la mineralizzazione del suolo è in calo. Sugli appezzamenti che resteranno privi di coltura fino alla primavera l’azoto nitrico non viene trattenuto dal complesso di scambio e viene allontanato dalla percolazione invernale. Nelle zone vulnerabili ai nitrati vanno inoltre rispettate le limitazioni previste dalla normativa regionale.

Perché sui cereali si abbina lo zolfo all’azoto?

Azoto e zolfo partecipano entrambi alla sintesi proteica e il loro rapporto nella pianta è relativamente stabile. Quando lo zolfo disponibile è insufficiente l’azoto assorbito non viene convertito con la stessa efficienza, e l’incremento di unità azotate non produce la risposta attesa. La carenza è più frequente sui terreni con bassa dotazione di sostanza organica, che rappresenta la principale riserva di zolfo organico del suolo.

Il solfato ammonico è adatto a tutti i terreni?

L’assorbimento dello ione ammonio comporta un rilascio di protoni nella rizosfera, con un effetto acidificante localizzato. È una caratteristica favorevole sui suoli alcalini e calcarei, dove il pH elevato limita la disponibilità di fosforo e microelementi. Sui terreni già acidi l’impiego va valutato per non accentuare la reazione. La verifica parte dall’analisi del suolo.

Quando si esegue il prelievo per l’analisi del terreno?

Il prelievo va eseguito a distanza dall’ultima concimazione e dalla raccolta, condizioni che in autunno si verificano entrambe. I parametri di riferimento, tra cui tessitura, pH, sostanza organica e dotazione di fosforo e potassio assimilabili, variano lentamente nel tempo: un aggiornamento periodico è sufficiente, con controlli più ravvicinati sugli appezzamenti che hanno cambiato ordinamento colturale.