Agricoltura di precisione: cos’è, come funziona e come cambia la concimazione
L’agricoltura di precisione non è più una promessa per il futuro, ma in Italia resta una pratica di pochi. La tecnologia è disponibile e il mercato cresce, eppure la maggior parte delle aziende agricole non l’ha ancora adottata: secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, il 42% delle aziende agricole italiane utilizza almeno una soluzione smart, ma solo il 9% è digitalmente maturo.
In questa guida vediamo cos’è davvero l’agricoltura di precisione, quali vantaggi offre, con quali strumenti si mette in pratica e perché la concimazione è l’ambito in cui dà i risultati più concreti. Parliamo anche di quello che spesso si tace: gli errori più comuni e i casi in cui non conviene.
In sintesi
L’agricoltura di precisione è un modo di gestire l’azienda agricola che usa dati raccolti in campo (da satelliti, droni, sensori, mappe di resa) per riconoscere le differenze all’interno di ogni appezzamento. Sulla base di queste differenze, acqua, concimi, sementi e agrofarmaci vengono distribuiti nella dose giusta, nel punto giusto e al momento giusto. L’obiettivo è ridurre gli sprechi, contenere l’impatto ambientale e rendere più stabili resa e qualità.
Cos’è l’agricoltura di precisione
In Italia il riferimento sono le Linee guida nazionali per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione, adottate dal Ministero dell’Agricoltura (MASAF) con il decreto del 22 dicembre 2017. Il decreto la descrive come un sistema integrato che porta i fattori di produzione di una coltivazione verso i valori ottimali di resa e qualità.
Tradotto: ogni campo è diverso al suo interno. Tipo di terreno, sostanza organica, esposizione, disponibilità d’acqua e storia colturale cambiano anche a pochi metri di distanza. La gestione tradizionale tratta l’appezzamento come se fosse tutto uguale e distribuisce la stessa dose ovunque. Il risultato è che alcune zone ricevono più di quanto possono usare e altre meno di quanto servirebbe. L’agricoltura di precisione parte dal principio opposto: misurare queste differenze e gestirle.
Le caratteristiche: un’agricoltura “sito-specifica”
Il tratto che distingue l’agricoltura di precisione da quella convenzionale è il modo di guardare il campo. Non più un’unica superficie da trattare in modo uniforme, ma un insieme di aree diverse, ciascuna con esigenze proprie. Per questo si parla di agricoltura “sito-specifica”: ogni zona dell’appezzamento viene gestita come un’unità a sé.
Da questo principio derivano le caratteristiche che accomunano tutte le applicazioni:
- si basa sulla misura: le decisioni partono da dati raccolti in campo, non da medie aziendali o dall’abitudine;
- tiene conto dello spazio e del tempo: le differenze tra le zone cambiano da un’annata all’altra e anche nel corso della stessa stagione;
- interviene in modo differenziato: dose, momento e modalità di ogni intervento si adattano alla zona;
- verifica i risultati: ogni stagione fornisce dati che migliorano le scelte di quella successiva.
L’obiettivo non è produrre di più a ogni costo, ma ottenere la stessa produzione, o una produzione superiore, consumando meno risorse.
Agricoltura di precisione, agricoltura 4.0 e smart farming: che differenza c’è
I tre termini vengono spesso usati come sinonimi, ma non lo sono del tutto:
| Termine | Cosa indica | Perimetro |
|---|---|---|
| Agricoltura di precisione | Il principio agronomico: gestire le differenze del campo, nello spazio e nel tempo, con interventi mirati | Il campo e le operazioni colturali |
| Agricoltura 4.0 | Un concetto più ampio, che comprende anche macchine connesse, software gestionali, tracciabilità di filiera e intelligenza artificiale | L’intera azienda e, sempre più spesso, la filiera |
| Smart farming | L’etichetta più generica, che spesso include anche la zootecnia di precisione | Tutte le attività agricole e zootecniche |
In pratica, l’agricoltura di precisione è il cuore agronomico dell’agricoltura 4.0: il momento in cui i dati diventano una decisione in campo.
Tra le due non c’è un salto netto, ma un percorso a livelli. Si parte di solito dalla guida assistita dei trattori, per evitare sovrapposizioni tra una passata e l’altra. Si passa poi alla mappatura delle rese e alla distribuzione a rateo variabile, cioè con una dose che la macchina cambia automaticamente da una zona all’altra del campo. Si arriva infine a sistemi connessi che raccolgono ed elaborano i dati in modo continuo.
Vantaggi e limiti: cosa aspettarsi davvero
Il valore dell’agricoltura di precisione si misura su tre piani, che insieme definiscono la sua sostenibilità:
- ambientale: distribuire solo quanto serve, dove serve, riduce ciò che finisce fuori dal campo (nitrati nelle falde, ammoniaca nell’aria, residui di agrofarmaci nelle acque) e il carburante consumato in passaggi inutili;
- economico: si risparmia su concimi, sementi e agrofarmaci, e questo pesa di più ora che i loro prezzi sono diventati instabili;
- sociale: guida assistita e automazione riducono la fatica degli operatori e gli errori nelle lavorazioni ripetitive.
| Aspetto | Cosa si può ottenere | Da cosa dipende |
|---|---|---|
| Risparmio sugli input | In media 10-20% di fertilizzanti, circa 10% di sementi, fino al 50% di diserbanti in meno | Quanto è vario il campo, coltura, qualità dei dati |
| Resa e qualità | Produzioni più omogenee tra le zone del campo, qualità più stabile | Correttezza delle scelte, andamento della stagione |
| Impatto ambientale | Meno perdite di nutrienti verso aria e falde | Dose e momento della distribuzione |
| Efficienza operativa | Meno sovrapposizioni, meno carburante, meno ore di lavoro | Guida assistita e chiusura automatica delle sezioni |
| Tracciabilità | Registro digitale di ogni intervento, zona per zona | Uso costante del software gestionale |
I valori di risparmio sono quelli medi delle sperimentazioni richiamate da Pietro Piccarolo (Accademia dei Georgofili) sulla rivista ENEA.
Un chiarimento sulle aspettative: il rateo variabile è prima di tutto uno strumento per distribuire meglio, non per distribuire automaticamente meno. Su un campo molto eterogeneo la quantità totale può anche restare la stessa, mentre cambia dove va a finire. Il guadagno arriva allora dalle zone che prima ricevevano troppo poco e rendono di più, e da quelle che ricevevano troppo e disperdono meno. Chi valuta il risultato solo sul concime risparmiato rischia di concludere che non abbia funzionato.
I limiti vanno detti con altrettanta chiarezza. L’investimento iniziale può essere rilevante per le aziende piccole, soprattutto con trattori e attrezzature datati, che non sono predisposti per ricevere mappe o dialogare con i software. Gran parte del valore, però, sta nel metodo più che nelle macchine. Servono competenze agronomiche e digitali, oppure un consulente o un contoterzista che le abbia. E c’è una diffidenza comprensibile verso l’idea di affidare a un algoritmo decisioni costruite su anni di esperienza: si supera quando la tecnologia viene vista per quello che è, uno strumento che rende misurabile ciò che l’agricoltore già intuisce.
Ci sono poi ostacoli che non dipendono dalla singola azienda: dati sparsi su piattaforme diverse, macchine di marchi diversi che non sempre comunicano tra loro, una copertura di rete ancora insufficiente in molte aree rurali. E alcune applicazioni, come i trattamenti con drone, sono ancora ferme in attesa di regole attuative.
Come si fa agricoltura di precisione: gli strumenti
Gli strumenti a disposizione sono molti e in continua evoluzione. Nessuno sostituisce l’esperienza di chi lavora in campo, ma insieme permettono di passare dall’osservazione alla misura. Si possono raggruppare in quattro famiglie.
1. Strumenti per raccogliere i dati
- satelliti: le immagini della missione europea Sentinel-2 sono gratuite e mostrano, campo per campo, dove la coltura cresce di più e dove di meno, anche sugli anni passati, ma in primavera le nuvole possono coprire proprio i giorni in cui serve decidere;
- droni: danno immagini molto più dettagliate e si fanno volare quando serve, ma costano di più e convengono soprattutto su colture di valore o per controlli mirati;
- sensori in campo: registrano umidità del terreno e dati meteo e, a differenza di satelliti e droni, funzionano anche in serre e vivai;
- sensori sulle macchine: montati sul trattore, leggono lo stato della coltura mentre si lavora, e quelli sulla mietitrebbia misurano la produzione punto per punto, generando le mappe di resa;
- analisi e mappatura del suolo: le analisi chimiche dicono quanti nutrienti ci sono nel terreno, mentre i sensori trainati misurano le caratteristiche fisiche del suolo, come la quantità di argilla, un dato che resta valido per anni.
Ogni fonte descrive un aspetto diverso del campo, e nessuna basta da sola. Una mappa di resa di un solo anno, per esempio, racconta l’andamento meteo di quella stagione più che il potenziale del campo: servono più annate. E una mappa delle caratteristiche fisiche del suolo dice dove c’è più argilla, non dove ci sono più nutrienti.
2. Strumenti per decidere
I dati da soli non dicono cosa fare. Servono software che li mettano insieme e li trasformino in scelte: i sistemi di supporto alle decisioni (DSS) suggeriscono, per esempio, il momento migliore per un intervento o la dose di concime più adatta, anche grazie a previsioni meteo e modelli di crescita della coltura.
Il risultato pratico è la mappa di prescrizione: il campo viene diviso in zone simili tra loro, e a ciascuna si assegna una dose. La mappa viene poi caricata sul computer di bordo del trattore. Qui vale una regola pratica: tre o quattro zone ben distinte valgono più di una mappa con venti livelli di dose, che la macchina non riuscirebbe comunque a seguire.
Il passaggio dai dati alla dose resta una scelta dell’agronomo. Il software propone, chi conosce il campo decide.
3. Strumenti per intervenire in campo
- distribuzione a rateo variabile (in inglese VRT, variable rate technology): “rateo” indica la quantità distribuita per ettaro, e con questa tecnologia spandiconcime, botti e seminatrici la regolano da sole, seguendo la mappa o i sensori, mentre attraversano le diverse zone del campo, per concimazione, semina, irrigazione, diserbo e difesa;
- guida assistita e automatica: grazie al GPS con correzione del segnale (RTK), il trattore segue traiettorie precise al centimetro, senza sovrapposizioni né zone saltate;
- chiusura automatica delle sezioni: l’attrezzatura smette di distribuire sulle aree già trattate o fuori dal campo.
Il rateo variabile si può gestire in due modi, che conviene conoscere:
| Aspetto | Con mappa di prescrizione | Con sensore in tempo reale |
|---|---|---|
| Come si decide la dose | Prima dell’intervento, su dati degli anni passati e analisi | Durante il passaggio, dai sensori montati sulla macchina |
| Cosa vede | Il potenziale del campo e le caratteristiche del suolo | Lo stato della coltura in quel momento |
| Punto di forza | Tiene conto di informazioni raccolte in più anni | Coglie l’andamento della stagione in corso |
| Limite | Non vede cosa sta succedendo quest’anno | Vede il sintomo, non la causa |
| Più adatto per | Concimazioni di fondo (fosforo, potassio) | Concimazioni azotate durante la stagione |
Le soluzioni più solide li combinano: la mappa fa da riferimento, il sensore corregge in base alla stagione.
4. Strumenti di gestione e tracciabilità
Completano il quadro i software gestionali aziendali, che registrano ogni intervento, e i sistemi di gestione della flotta (fleet management), che permettono di seguire dall’ufficio spostamenti, consumi e lavoro svolto dalle macchine. Più a valle, i sistemi di tracciabilità accompagnano il prodotto dal campo al consumatore.
Il caso della concimazione: dove l’agricoltura di precisione rende di più
La concimazione è l’applicazione più diffusa del rateo variabile, per un motivo semplice: il fabbisogno di nutrienti cambia da una zona all’altra del campo, quindi una dose uniforme è per forza sbagliata in una parte dell’appezzamento. Troppa dove la coltura non riesce a sfruttarla, troppo poca dove servirebbe.
Vale soprattutto per l’azoto, il nutriente che più incide sulla resa ma anche il più facile da perdere: quello in eccesso non produce di più, finisce nell’aria o nelle falde. Distribuirlo zona per zona cambia i numeri. In una sperimentazione su frumento condotta in più siti, la concimazione di precisione ha ridotto in media del 20,8% l’azoto impiegato, con resa e qualità invariate. Le stime più prudenti, del Joint Research Centre europeo, parlano di circa l’8% in meno senza perdite di resa.
Dalla mappa alla dose
Per decidere quanto concime dare in ogni zona, l’agricoltura di precisione usa soprattutto gli indici di vegetazione. Sono valori calcolati dalle immagini di satelliti, droni o sensori sulla macchina, a partire dalla luce che le foglie riflettono: una pianta sana e vigorosa assorbe molta luce rossa e riflette molto infrarosso, una pianta in difficoltà fa il contrario. Il risultato è una mappa che mostra, zona per zona, dove la coltura cresce di più e dove di meno. I più usati sono due:
- NDVI (indice di vegetazione normalizzato): è il più diffuso e misura il vigore generale della coltura, funziona bene nelle prime fasi ma, quando la vegetazione diventa molto fitta, tende a dare valori simili ovunque e a “nascondere” le differenze;
- NDRE: usa una banda di luce diversa, più sensibile al contenuto di clorofilla, e continua a distinguere le zone anche quando la coltura è ben sviluppata, per questo si preferisce nelle concimazioni più avanzate della stagione.
Gli indici non servono solo per concimare: si usano anche per individuare stress idrico o malattie e per stimare la resa. Nella concimazione diventano la base della mappa di prescrizione che guida lo spandiconcime o la botte.
La mappa però segnala un sintomo, non la causa. Davanti a una zona che cresce meno si può dare più concime per aiutarla a recuperare, oppure meno, perché quella zona non ha il potenziale per sfruttarlo: dipende da cosa la limita. Se manca azoto, l’apporto in più viene recuperato; se il problema è il terreno (poco profondo, compattato, soggetto a ristagni), va perso. Per questo, prima di tradurre la mappa in dosi, conviene una verifica in campo nelle zone critiche. E dividere la concimazione in più interventi permette di correggere ogni volta la mappa con dati aggiornati sulla stagione.
Il ruolo del concime nel rateo variabile
La mappa dice quanto distribuire, la macchina lo esegue. Ma perché la dose che arriva in campo sia davvero quella prevista, anche il concime deve fare la sua parte.
I concimi liquidi si prestano particolarmente bene: con una botte dotata di regolatore di flusso la dose cambia all’istante da una zona all’altra, e la composizione resta identica in ogni punto del campo. Con le miscele granulari, invece, granuli diversi vengono lanciati a distanze diverse, e il rapporto tra i nutrienti cambia lungo la larghezza di lavoro.
Con il rateo variabile, quindi, il concime non è più un prodotto qualsiasi. Tre requisiti in particolare fanno la differenza:
| Requisito | Perché conta con il rateo variabile | Cosa chiedere al fornitore |
|---|---|---|
| Concentrazione costante tra i lotti | Se la concentrazione cambia, la dose reale si allontana da quella della mappa senza che nessuno se ne accorga | Certificato di analisi per ogni lotto |
| Densità dichiarata | Serve per tarare la macchina: con una densità sbagliata, la dose è sbagliata in tutto il campo | Valore di densità in scheda tecnica |
| Stabilità e assenza di sedimenti | Depositi e sedimenti alterano la composizione e intasano filtri e ugelli proprio mentre la macchina varia la dose | Condizioni di stoccaggio garantite e controllo dei lotti |
Agricoltura di precisione e normativa
La concimazione di precisione è anche uno strumento per rispettare regole sempre più stringenti.
La Direttiva Nitrati (91/676/CEE) protegge le acque dall’inquinamento da nitrati di origine agricola. Nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN), individuate dalle Regioni, l’azoto da effluenti zootecnici non può superare 170 kg per ettaro all’anno. I programmi regionali fissano inoltre limiti di apporto per coltura, periodi di divieto e obblighi di registrazione degli interventi. Mappe e registrazioni digitali producono una documentazione che la concimazione uniforme non genera, e che rende più semplice sia rispettare i limiti sia dimostrarlo.
C’è poi un aspetto incentivante. Nella PAC 2023-2027 è previsto l’intervento SRA24 “Pratiche di agricoltura di precisione”, attivato da quasi tutte le Regioni. Prevede un contributo annuale per ettaro a chi si impegna ad adottare almeno una pratica di agricoltura di precisione, per cinque anni. Le azioni riguardano concimazione, trattamenti e irrigazione, con premi e condizioni che variano da Regione a Regione: in Basilicata, per esempio, l’azione sulla concimazione è stata remunerata con 204,70 euro per ettaro. Prima di impostare un progetto conviene verificare i bandi aperti nella propria Regione.
Lo stato dell’arte in Italia
Il quadro italiano è quello di un mercato in crescita e di un’adozione ferma. Secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia, nel 2025 il mercato dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto 2,5 miliardi di euro (+9%) e la superficie coltivata con tecnologie digitali è arrivata al 10% del totale. L’offerta non manca: 1.200 soluzioni proposte da oltre 400 fornitori.
Eppure il 58% delle aziende agricole non utilizza ancora alcuna soluzione 4.0. A pesare c’è anche un fattore strutturale: come ricorda Piccarolo richiamando i dati UNACOMA, il parco macchine agricole italiano è molto datato.
Chi ha già investito, però, tende a proseguire: l’Osservatorio segnala che quasi nessuna delle aziende che hanno adottato soluzioni 4.0 torna indietro. Secondo gli esperti, il fattore decisivo per colmare il divario è la formazione.
Le prospettive future
Intelligenza artificiale. L’IA permette di analizzare in tempo reale grandi quantità di dati e di trasformarli in decisioni. Alcune macchine, per esempio, riconoscono le erbe infestanti da forma e colore e le eliminano una per una, senza trattare tutto il campo. I cosiddetti gemelli digitali, copie virtuali di macchine o colture alimentate dai sensori, permettono di simulare scenari e prevenire problemi. In Italia siamo agli inizi: l’8% degli agricoltori ha iniziato a usare soluzioni basate sull’IA.
Robot e droni. I robot agricoli lavorano già in serre, stalle, vigneti e frutteti, guidati dal GPS e da telecamere e sensori che “vedono” l’ambiente. I droni stanno passando dal monitoraggio all’intervento, ma per i trattamenti con agrofarmaci le regole sono ancora in evoluzione. Dal 18 novembre 2025 la Legge 182/2025 ha aperto, in via sperimentale e per tre anni, alla possibilità di effettuare questi trattamenti con i droni. Il decreto che dovrebbe renderla operativa, però, non è ancora stato pubblicato: la Commissione Agricoltura del Senato lo ha confermato il 4 agosto 2026.
Agricoltura ed energia. Più tecnologia significa anche più fabbisogno di energia elettrica, ma le aziende agricole sono sempre più spesso anche produttrici di energia: secondo i dati di Confagricoltura riportati da ENEA, il 18,6% delle imprese agricole produce energia da fonti rinnovabili.
Come iniziare (e quando non conviene)
Prima domanda: ha senso nella mia azienda?
Il primo passo non è acquistare la tecnologia, ma capire se nei propri campi esistono differenze significative, e se si ripetono nel tempo.
Ci sono due situazioni in cui il rateo variabile rende poco. La prima è il campo davvero uniforme per tipo di terreno, profondità e storia colturale: non c’è materia su cui lavorare, e si paga per differenziare dosi che finiscono per essere quasi identiche. La seconda è quando le differenze cambiano posizione ogni anno, a seconda dell’andamento della stagione: in quel caso una mappa basata sugli anni passati non serve, e conviene affidarsi ai sensori che leggono la coltura nel momento dell’intervento.
Per capirlo non servono grandi investimenti. Un paio di annate di mappe di resa, una mappatura del suolo e le immagini satellitari gratuite degli anni passati costano una frazione di qualsiasi attrezzatura, e dicono se vale la pena procedere.
Un percorso per step
- Parti dai dati che hai già. Analisi del suolo, mappe di resa, storico delle concimazioni, immagini satellitari. Metterli su una mappa rivela differenze che l’esperienza intuiva ma non misurava.
- Scegli un campo pilota. Meglio un appezzamento vario, dove la differenza si vede, che tutta l’azienda insieme.
- Sfrutta l’attrezzatura che hai. Verifica se botte o spandiconcime possono leggere una mappa o essere adattati. Per i concimi liquidi, spesso basta aggiornare il computer di bordo e il regolatore di flusso.
- Verifica le zone critiche in campo prima di decidere se dare più o meno concime.
- Prima distribuzione, con una striscia di confronto. Distribuisci a rateo variabile, ma lascia una fascia a dose uniforme: a fine stagione il confronto ti dirà quanto hai guadagnato.
- Controlla e ripeti. Confronta mappa di resa e dosi distribuite, correggi e ripeti l’anno successivo.
- Valuta gli incentivi. Controlla i bandi SRA24 e le misure per gli investimenti in tecnologie di precisione della tua Regione.
Se non vuoi investire in attrezzature, un’alternativa concreta è affidarti a un contoterzista già attrezzato per la distribuzione a rateo variabile.
Gli errori da evitare
L’agricoltura di precisione delude quasi sempre per le stesse ragioni, e raramente c’entra la tecnologia:
- basarsi su una sola mappa di resa, scambiando il meteo di un’annata per il potenziale del campo;
- aumentare la dose dove la coltura è indietro senza aver verificato che il problema sia davvero la mancanza di concime;
- non ritarare la macchina quando si cambia prodotto: basta una densità diversa per sbagliare la dose in tutto il campo, senza che nessuna mappa lo segnali;
- usare un GPS poco preciso rispetto alla dimensione delle zone: si distribuisce la dose giusta nel posto sbagliato;
- giudicare il risultato solo sul concime risparmiato, dimenticando resa e perdite evitate.
Conclusione
L’agricoltura di precisione non consiste nel mettere un drone sopra un campo. È un metodo: misurare, decidere, intervenire e verificare, anno dopo anno. Gli strumenti ci sono e continuano a evolvere. Il vero salto, per l’agricoltura italiana, è trasformarli in pratica quotidiana.
Applicata alla concimazione, si gioca su tre scelte in sequenza: capire se nel campo esistono differenze reali e ricorrenti, decidere come variare la dose, e verificare che il concime arrivi davvero in campo nella dose e nella composizione previste. La terza è quella più trascurata, ed è anche quella che può vanificare le prime due. Per questo il dialogo tra agricoltori, agronomi e produttori di concimi e fertilizzanti è una parte essenziale del percorso verso un’agricoltura più precisa.
Domande frequenti sull’agricoltura di precisione
L’agricoltura di precisione conviene anche alle piccole aziende?
Sì, se si parte dal metodo e non dalle macchine. Le immagini satellitari gratuite e il ricorso a contoterzisti attrezzati abbassano molto il costo di ingresso. Il vantaggio però dipende soprattutto da quanto sono vari i campi, più che dalla dimensione dell’azienda.
Quanto si risparmia con l’agricoltura di precisione?
Dipende da quanto sono vari i campi e da come vengono costruite le mappe. In media le sperimentazioni indicano un 10-20% di fertilizzanti in meno, circa il 10% di sementi e fino al 50% di diserbanti. Su campi molto eterogenei, però, il vantaggio può stare più nel distribuire meglio che nel distribuire meno.
Che differenza c’è tra agricoltura di precisione e agricoltura 4.0?
L’agricoltura di precisione è il principio agronomico: gestire le differenze del campo con interventi mirati. L’agricoltura 4.0 è l’insieme più ampio delle tecnologie digitali in azienda, dalle macchine connesse ai software gestionali, fino alla tracciabilità di filiera.
Quali strumenti servono per fare agricoltura di precisione?
Servono strumenti per raccogliere dati (satelliti, droni, sensori, mappe di resa, analisi del suolo), software che li trasformino in decisioni e mappe, macchine in grado di distribuire a rateo variabile e di muoversi con guida assistita, e un sistema gestionale che registri gli interventi.
Serve un concime diverso per il rateo variabile?
Non necessariamente un prodotto diverso, ma un prodotto con caratteristiche garantite: concentrazione costante tra i lotti, densità dichiarata per la taratura, stabilità nello stoccaggio. I concimi liquidi si prestano particolarmente bene, perché la dose si regola con precisione e la composizione resta uguale in ogni punto del campo.
Esistono contributi per l’agricoltura di precisione?
Sì. L’intervento SRA24 della PAC 2023-2027 prevede un premio annuale per ettaro per chi adotta pratiche di precisione, con condizioni che variano da Regione a Regione. Esistono inoltre misure per gli investimenti in macchinari e tecnologie.