Nella scelta di un fertilizzante, comprendere quando e come utilizzarlo è fondamentale. Il solfato ammonico 21% (60) è una delle soluzioni più diffuse per l’apporto di azoto e zolfo, grazie a un comportamento stabile nel terreno e a una buona versatilità di impiego.

Questo articolo ne approfondisce le principali caratteristiche, spiegando in quali situazioni è indicato, come utilizzarlo correttamente e quali vantaggi può offrire in funzione delle diverse colture.

 

Composizione

Il solfato ammonico 21% (60) è un fertilizzante minerale che contiene:

  • il 21% di azoto (N), presente in forma ammoniacale, ovvero una forma di azoto facilmente utilizzabile dalle piante e caratterizzata da un’azione graduale nel terreno;
  • il 60% di anidride solforica (SO₃), equivalente a circa 24% di zolfo (S), un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle colture.

Questa combinazione rende il solfato ammonico 21% (60) un concime a duplice funzione, in grado di apportare azoto e zolfo in modo equilibrato nel tempo.

Non si tratta di un concime a lento rilascio in senso stretto, ma l’azoto in forma ammoniacale viene reso disponibile alle piante in modo più graduale, garantendo una nutrizione più costante nel tempo.

La sua formula chimica è (NH₄)₂SO₄ e si presenta generalmente in forma granulare (o cristallina) e liquida.

 

Azoto e zolfo, gli elementi di base

Azoto e zolfo sono due elementi costitutivi del fertilizzante in oggetto, la cui funzione è fondamentale per lo sviluppo delle piante ed è strettamente complementare.

L’azoto è il nutriente più direttamente legato allo sviluppo vegetativo: favorisce la crescita di foglie e fusti, sostiene la fotosintesi e contribuisce alla formazione delle proteine. Una disponibilità adeguata di azoto permette alle colture di svilupparsi in modo regolare, mantenendo un buon vigore e una maggiore capacità produttiva.

Lo zolfo, spesso meno considerato di altri elementi, svolge un ruolo altrettanto importante. Partecipa alla sintesi delle proteine e di numerosi enzimi ed è coinvolto nei principali processi che regolano la crescita della pianta. Inoltre, aiuta le colture a utilizzare in modo più efficiente l’azoto: in presenza di carenze di zolfo, infatti, anche l’azoto presente nel terreno può risultare meno efficace.

Nel caso del solfato ammonico, lo zolfo apportato esercita un leggero effetto acidificante sul terreno, e ciò è particolarmente utile soprattutto nei suoli calcarei o con pH elevato, perché favorisce una maggiore disponibilità di alcuni nutrienti e migliora l’efficienza complessiva della concimazione.

Oltre a questa azione correttiva nei suoli con tendenza all’alcalinità o alla salinità, il solfato ammonico può contribuire anche a limitare lo sviluppo di alcune avversità di origine fungina presenti nel terreno, creando condizioni meno favorevoli alla loro proliferazione.

 

Colture di impiego

Il concime solfato ammonico 21% trova impiego in una vasta gamma di colture, grazie alla combinazione di azoto e zolfo e alla sua azione graduale nel terreno.

Tra le colture che traggono maggior beneficio dall’impiego di questo fertilizzante troviamo:

  • i cereali (come grano, orzo, mais e riso) per i quali lo zolfo contribuisce a migliorare l’efficienza dell’azoto e la qualità della granella;
  • colture industriali (come barbabietola da zucchero e colza), che presentano un fabbisogno significativo di zolfo durante il ciclo produttivo;
  • le foraggere (come erba medica e prati polifiti), dove favorisce uno sviluppo equilibrato
  • colture orticole (in particolare cipolla, aglio e cavoli), per cui l’apporto di zolfo assume un ruolo importante sia per la crescita sia per le caratteristiche qualitative del prodotto;
  • vite e i fruttiferi, soprattutto nei terreni calcarei o con pH elevato, dove il lieve effetto acidificante del solfato ammonico può migliorare la disponibilità dei nutrienti.

 

Periodo di utilizzo

Il solfato ammonico 21% viene utilizzato principalmente nei periodi dell’anno in cui le colture hanno un fabbisogno attivo di azoto e zolfo, quindi durante le fasi di crescita vegetativa.

In linea generale, l’impiego di questo fertilizzante si concentra dall’autunno alla primavera, indicativamente da ottobre–novembre fino a marzo–aprile.

In autunno viene utilizzato soprattutto come concime di fondo o alla semina, soprattutto per cereali e foraggere. In questo caso l’azoto ammoniacale rimane più stabile nel terreno e risulta disponibile per le fasi successive di sviluppo.

A fine inverno-inizio primavera, in corrispondenza della ripresa vegetativa delle colture, il fertilizzante aiuta a sostenere la ripartenza della pianta dopo il periodo di riposo.

Durante i mesi estivi è importante evitare le applicazioni: molte colture rallentano l’attività vegetativa e quindi non riuscirebbero a sfruttare correttamente l’azoto apportato. Inoltre il caldo intenso potrebbe favorire perdite di azoto e aumentare il rischio di stress, danni e bruciature alla pianta.

 

Modalità di applicazione

Il solfato ammonico può essere applicato secondo diverse modalità, che variano in base alla forma del prodotto e al tipo di coltura.

Quando utilizzato in forma liquida (sotto forma di soluzione acquosa o di grani idrosolubili), il fertilizzante viene somministrato principalmente tramite fertirrigazione, sfruttando appunto i sistemi di irrigazione disponibili. Può anche essere impiegato tramite applicazioni fogliari, ma sempre nel rispetto dei dosaggi e delle indicazioni fornite dal produttore.

Nella sua forma solida, come granuli o polveri, il fertilizzante viene distribuito direttamente sul terreno, oppure interrato leggermente con l’ausilio di attrezzature ad hoc. La distribuzione andrebbe effettuata dopo l’irrigazione, quando il terreno è ancora umido, e con una distanza di almeno 8-10 cm dallo stelo, per evitare possibili danni alle piante.

 

Dosaggio

Il dosaggio del fertilizzante varia in base a diversi fattori: il tipo di coltura, il momento di applicazione, le condizioni del terreno. Non esiste quindi una quantità “valida in assoluto”.

Indicativamente, i dosaggi si collocano tra 150 e 300 kg/ha per molte colture, come cereali, foraggere e ortive in pieno campo. Per colture con esigenze nutrizionali più elevate, come mais e patata, le quantità possono salire fino a 400–500 kg/ha. Nelle colture arboree (vite, fruttiferi, agrumi, olivo) i dosaggi tendono a essere più contenuti e modulati nel tempo. In serra, infine, le quantità sono ridotte e vengono generalmente frazionate in più interventi.

Per un utilizzo corretto ed efficace è fondamentale fare riferimento alle indicazioni del produttore.

 

Che differenza c’è tra il solfato di ammonio 20% e il solfato di ammonio 21%?

Il solfato di ammonio 20% e il solfato di ammonio 21% indicano, nella pratica, la stessa tipologia di fertilizzante. La differenza tra le due diciture riguarda principalmente il titolo di azoto riportato in etichetta, che può variare leggermente in base alle tolleranze ammesse e alle modalità di classificazione del prodotto.

In sostanza: non si tratta di due fertilizzanti diversi, ma di due modalità di indicazione della medesima formulazione, con scostamenti minimi che non influiscono in modo significativo sul comportamento del concime in campo.

La formulazione al 21% esprime una titolazione più precisa e aggiornata, utile soprattutto per una gestione più accurata dei dosaggi, mentre il 20% rappresenta la dicitura tradizionalmente più diffusa.