Qual è la differenza tra urea e solfato ammonico?
Tra i nutrienti essenziali per la crescita delle piante, l’azoto si colloca al primo posto. Esso incide sullo sviluppo vegetativo delle colture, sostiene la formazione delle foglie e contribuisce in modo determinante alla salute e alla robustezza generale della pianta.
Per questo motivo, i fertilizzanti azotati rappresentano una delle categorie più utilizzate in agricoltura.
Non tutti i fertilizzanti azotati, però, si comportano allo stesso modo: ognuno ha velocità di assimilazioni diverse, forme chimiche diverse e diversi effetti sul terreno.
In generale, i concimi azotati vengono suddivisi in quattro gruppi principali:
- organici di sintesi (urea);
- nitrici (nitrato di calcio e nitrato di potassio);
- ammoniacali (solfato ammonico, fosfato biammonico);
- nitrico-ammoniacali (nitrato ammonico).
In questo articolo andremo ad analizzare le differenze tra l’urea (organico di sintesi ad alto titolo) e il concime solfato ammonico (ammoniacale con azione acidificante), esaminandole sotto i diversi aspetti che ne determinano l’impiego agronomico: dalla composizione chimica alla velocità di rilascio, dagli effetti sul terreno alle situazioni in cui ciascun prodotto risulta più efficace.
Composizione chimica e forma dell’azoto
Il primo criterio da considerare è la forma chimica dell’azoto, che determina tempi e modalità di disponibilità per la pianta.
- Urea: contiene il 46% di azoto in forma organica di sintesi, che deve essere trasformata dai microrganismi in ammoniacale e poi nitrica per diventare utilizzabile dalle culture.
- Solfato ammonico: contiene il 21% di azoto in forma ammoniacale e fornisce anche zolfo.
La differenza sostanziale è che il solfato ammonico apporta immediatamente azoto ammoniacale, mentre l’urea richiede un processo di idrolisi prima di diventare disponibile.
Velocità di rilascio dell’azoto e durata dell’effetto fertilizzante
Questo criterio riguarda la rapidità con cui l’azoto diventa assimilabile dalle piante e per quanto tempo il concime continua a rilasciare azoto alle piante dopo la distribuzione.
- Urea: diventa disponibile in modo rapido, ma solo dopo la trasformazione microbica. Questo processo è veloce se il terreno è umido e le temperature sono miti. La durata dell’effetto fertilizzante è di circa 45-60 giorni.
- Solfato ammonico: rilascia l’azoto in modo più costante e prevedibile, perché la sua forma ammoniacale si lega al terreno e si rende disponibile gradualmente. La durata dell’effetto fertilizzante è di circa 50-60 giorni.
Ne consegue che l’urea è più adatta a interventi di forte stimolo vegetativo, mentre il solfato ammonico garantisce disponibilità più regolare.
Comportamento nel terreno ed effetto sul pH
Un criterio spesso trascurato, ma fondamentale, è la reazione del concime sul pH del suolo.
- Urea: ha effetto neutro a lungo termine, sebbene nelle prime fasi possa aumentare temporaneamente la basicità localmente.
- Solfato ammonico: esercita un effetto acidificante progressivo, utile nei terreni calcarei e alcalini o in presenza di carenze indotte di microelementi. Questo rende il solfato ammonico utile quando si vuole abbassare leggermente il pH del terreno, così da facilitare l’assorbimento dei nutrienti.
Inoltre, proprio perché abbassa leggermente il pH dell’acqua e della soluzione nel terreno, il solfato ammonico può essere usato anche come coadiuvante nelle miscele con alcuni erbicidi e pesticidi.
Rischio di perdite e sostenibilità dell’applicazione
La scelta del fertilizzante incide anche sul rischio di perdita dell’azoto, in particolare per volatilizzazione.
- Urea: è soggetta a volatilizzazione se rimane in superficie senza pioggia o irrigazione; va quindi interrata o distribuita con previsione di umidità.
- Solfato ammonico: presenta perdite inferiori grazie alla minor volatilità dell’azoto ammoniacale legato al solfato.
Sul piano operativo, il solfato ammonico offre maggiore sicurezza in assenza di irrigazione immediata.
Compatibilità con i diversi tipi di terreno
Non tutti i terreni rispondono allo stesso modo ai fertilizzanti: il pH e la composizione del suolo possono influenzare molto l’efficacia dell’azoto.
- Urea: lavora al meglio nei terreni neutri o leggermente acidi, dove non c’è bisogno di modificare il pH. In queste condizioni si trasforma correttamente e viene assorbita senza difficoltà. Nei terreni molto calcarei o alcalini funziona comunque, ma non offre il vantaggio dell’acidificazione che invece può dare il solfato ammonico.
- Solfato ammonico: è particolarmente indicato nei terreni alcalini o calcarei, dove il pH è alto. Il suo leggero effetto acidificante può aiutare a correggere un po’ questo squilibrio e a rendere più disponibili nutrienti come ferro, zinco e manganese, che in questi suoli tendono a bloccarsi. In generale, il solfato ammonico si comporta bene anche nei terreni sabbiosi, dove l’azoto rischia di dilavarsi più velocemente.
In generale, quindi, la scelta del concime dovrebbe sempre partire dal tipo di terreno su cui si andrà a intervenire.
Esigenze nutrizionali della coltura
Le piante non rispondono tutte allo stesso modo alle diverse forme di azoto. Ogni coltura ha ritmi di crescita e necessità nutritive specifiche, e questo influisce sulla scelta del concime più adatto.
- Urea: proprio per il suo elevato contenuto di azoto, è indicata per le colture che richiedono una crescita veloce o che hanno bisogno di una forte spinta vegetativa in determinati momenti del ciclo produttivo. Esempi comuni sono mais, riso, alcune orticole a rapido sviluppo e anche il prato nella fase di ripresa primaverile.
- Solfato ammonico: è più adatto alle colture che, oltre all’azoto, beneficiano dell’apporto di zolfo, un elemento essenziale per la sintesi proteica e molto utile in diversi contesti. Tra queste troviamo cereali, colture brassicacee (come cavoli e broccoli), vite e molte orticole.
In pratica, il criterio da valutare non è solo “quanto azoto serve”, ma che forma di azoto è più utile e se è necessario anche lo zolfo, in base alle esigenze della coltura e alla fase del ciclo in cui si trova.
Momento di applicazione
Il periodo in cui si distribuisce il concime influisce molto sulla sua efficacia, perché temperatura e umidità determinano la velocità con cui l’azoto diventa disponibile per le piante.
- Urea: lavora al meglio in primavera, quando le temperature iniziano a salire e l’attività microbica è più intensa (proprio perché l’azoto, per essere utilizzabile dalla pianta, deve trasformarsi prima in ammoniaca e poi in nitrato). Per questo è indicata nei momenti in cui si vuole dare una spinta vegetativa rapida, tipica dell’inizio stagione.
- Solfato ammonico: è più versatile, in quanto può essere utilizzato anche quando le temperature sono più basse, perché la forma ammoniacale dell’azoto è disponibile quasi da subito. È quindi adatto sia alla fine dell’inverno, sia in autunno o nei periodi meno caldi, quando l’urea impiegherebbe troppo tempo ad attivarsi.
In più, essendo più stabile nel terreno, è utile anche quando non si può fare affidamento su piogge o irrigazioni immediate.
Riassumendo
In sintesi, urea e solfato ammonico sono entrambi fertilizzanti azotati, ma funzionano in modo diverso. L’urea ha un titolo più alto di azoto, ma deve trasformarsi nel terreno prima di diventare disponibile: per questo dà il meglio in primavera, quando le temperature sono più miti e i microrganismi lavorano più velocemente. Offre una crescita rapida e risulta adatta soprattutto per piante che richiedono molto azoto in tempi brevi o che attraversano fasi di forte sviluppo vegetativo. Tuttavia, è più soggetta a perdite se non viene irrigata.
Il solfato ammonico concime fornisce azoto immediatamente disponibile, lo rilascia in modo più costante e contiene anche zolfo. Ha un’azione acidificante, utile nei terreni calcarei o alcalini, e si comporta bene anche nei periodi più freschi, come fine inverno o autunno. È inoltre più stabile quando non si può contare su piogge o irrigazioni subito dopo la distribuzione e può essere usato come coadiuvante in miscela con alcuni erbicidi. In generale, è indicato per piante che beneficiano di una nutrizione più regolare e che traggono vantaggio dall’apporto di zolfo.
| Criterio | Urea | Solfato ammonico |
|---|---|---|
Forma dell’azoto | Organica → ammoniacale/nitrica | Ammoniacale |
Titolo di azoto | 46% | 21% |
Presenza di zolfo | No | Sì |
Velocità di disponibilità | Rapida (dopo idrolisi) | Graduale |
Effetto sul pH | Neutro | Acidificante |
Rischio di volatilizzazione | Alto se non irrigata | Basso |
Terreni ideali | Neutri o leggermente acidi | Calcarei o alcalini |
Colture ideali | Colture a crescita rapida | Colture che richiedono zolfo |
Momento ideale di utilizzo | Primavera | Tutto l’anno (anche periodi più freschi) |